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Dottoressa Marta

Dottoressa Marta

Esserci sempre è la prima cura.

Un chat bot diventa lo strumento efficace per gestire le comunicazioni medico-paziente in modo rapido e puntale. L'interazione con la Dottoressa Marta consentirà ai familiari dei bambini con paralisi cerebrale infantile di avere risposte alle loro domande, risparmiando tempo per una migliore diagnosi e cura.

Status del progetto

42%

Data di partenza

02.2020

Durata

24 mesi

Dove

Italia

€ 0

€ 0

Infografica Dottoressa Marta

Fight The Stroke Foundation, insieme a Fondazione TIM, ha progettato Dottoressa Marta, un chat bot che servendosi dell’intelligenza artificiale proverà a rispondere puntualmente alle domande online dei caregivers di bambini con paralisi cerebrale infantile. Una sperimentazione ad oggi unica in Italia ma capace di utilizzare l’innovazione tecnologica per il cambiamento sociale. Partendo dalle esigenze delle persone coinvolte, individuate grazie a un’analisi dei bisogni, la Dottoressa Marta agevolerà le conversazioni tra medici e pazienti con una diminuzione dei tempi di risposta e un migliore engagement.

 

Ma chi è la Dottoressa Marta? Conosciamola meglio.

 

Ciao Marta, anzi, dottoressa Marta, perché hai scelto di fare il medico?

Ho sempre avuto un debole per i bambini, fin dalle prime esperienze come scout. Dopo il liceo scientifico ha scelto di intraprendere la lunga strada degli studi in medicina, intervallando il percorso accademico con esperienze sul campo negli USA, Canada e nei paesi in via di sviluppo. Una volta laureata ho scelto la specializzazione in pediatria e neuropsichiatria infantile.

 

Cosa fai quando non sei a lavoro?

Mi piace correre, fare yoga e in generale praticare attività sportiva. Sono appassionata di libri e cinema, anche se da quando sono diventata mamma il tempo da dedicare a me stessa è sempre meno, e preferisco passarlo con mio marito e i bambini.

 

Se ti chiedessimo di riassumere la tua giornata tipo?

Beh, è facile, i miei ritmi sono scanditi dai turni e dalla routine dei miei bimbi. Quando non sono in ospedale, o assieme a loro, mi dedico allo studio e alla ricerca, portando spesso le sfide professionali anche fuori dall’ospedale, e fin dentro casa.

 

Che tipo di rapporto ti piace instaurare con i tuoi pazienti?

Penso sia fondamentale costruire una relazione di grande apertura con le famiglie. Prima di fornire una diagnosi occorre indagare il quadro anamnestico e le abitudini di vita dei pazienti, ascoltare, ascoltare e ascoltare ancora.

 

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Adoro il rapporto che sono riuscita a costruire con i colleghi e le famiglie dei miei pazienti, sarà che cerco di dare sempre il massimo, amo il lavoro di squadra, e ho sempre delle penne buffe nel taschino!